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Marcatori italiani ai Mondiali 2026: previsioni e statistiche

Aggiornato il 7 ottobre 2025

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Dopo due edizioni consecutive di assenza, l’Italia è chiamata a scrivere un nuovo capitolo della propria storia calcistica ai Mondiali 2026, in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. La qualificazione, ormai considerata un imperativo nazionale, non sarà soltanto un riscatto simbolico, ma un banco di prova per una generazione chiamata a trovare identità e incisività.

Nel contesto di un torneo che vedrà l’ampliamento a 48 squadre partecipanti, la Nazionale azzurra dovrà fare i conti con un nuovo formato, più partite e maggiore concorrenza anche da squadre tradizionalmente minori. In questo scenario, i marcatori italiani rappresentano una variabile determinante: non solo perché dal gol passa il destino di ogni squadra, ma anche perché il calcio italiano negli ultimi anni ha evidenziato un deficit realizzativo nei tornei internazionali.

Il nodo, dunque, è capire chi guiderà l’attacco azzurro e quali saranno i giocatori più in grado di incidere nel tabellino marcatori. Analizzando statistiche, prestazioni recenti e dinamiche tattiche, si possono ipotizzare alcuni profili da tenere sotto osservazione in vista del 2026.

Un’analisi dei numeri: i bomber italiani nelle competizioni internazionali

Storicamente, l’Italia non è mai stata una squadra fondata su un attaccante da 7-8 gol a torneo, come lo sono state l’Argentina con Messi o il Portogallo con Cristiano Ronaldo. Nei Mondiali vinti, il miglior marcatore azzurro non ha mai superato le 6 reti: Paolo Rossi nel 1982 fu capocannoniere con 6 gol, mentre nel 2006 il massimo realizzatore fu Marco Materazzi con appena 2 centri.

Questo dato sottolinea una tendenza strutturale: l’Italia segna poco nei grandi tornei e distribuisce le reti tra diversi giocatori. Nella fase finale dell’Europeo 2020 (vinto), il capocannoniere fu Lorenzo Insigne con 2 reti, mentre il contributo fu distribuito su più uomini, inclusi centrocampisti come Barella o Jorginho (su rigore).

Se guardiamo le qualificazioni per il Mondiale 2026 (che, salvo sorprese, l’Italia affronterà nel 2025), i dati dei migliori marcatori attuali nelle competizioni UEFA mostrano un potenziale interessante ma ancora non esploso: Gianluca Scamacca, Giacomo Raspadori, Federico Chiesa e Mateo Retegui sono i nomi più accreditati, ma nessuno ha ancora dimostrato una continuità realizzativa da torneo.

Gianluca Scamacca: potenziale da 9 titolare

Classe 1999, Gianluca Scamacca ha vissuto una stagione di rilancio con l’Atalanta, culminata con un ruolo decisivo nella vittoria dell’Europa League. Il centravanti romano ha messo a segno 12 gol in Serie A e 6 in competizione europea, segnali evidenti di una maturazione tecnica e mentale.

Fisicamente dominante (1,95 m), dotato di buona tecnica di base e di un tiro potente, Scamacca rappresenta oggi il profilo più simile a un “nove classico” capace di reggere il peso dell’attacco. Tuttavia, il suo rendimento in Nazionale è ancora in fase di rodaggio: 2 gol in 15 presenze, con una media realizzativa modesta.

Il CT sarà chiamato a decidere se puntare su di lui come riferimento centrale, oppure se alternarlo con un profilo più mobile. In ogni caso, le sue caratteristiche lo rendono uno dei candidati principali per finire tra i marcatori italiani al Mondiale.

Federico Chiesa: estro, accelerazione e gol pesanti

Uno dei pochi azzurri ad aver lasciato il segno in un grande torneo negli ultimi anni è stato Federico Chiesa, protagonista assoluto dell’Europeo 2020 con due reti fondamentali contro Austria e Spagna. Nonostante un lungo stop per infortunio, il talento juventino ha recuperato forma e centralità nel club.

Il suo ruolo ibrido — tra ala destra, esterno sinistro e seconda punta — lo rende pericoloso soprattutto nei momenti chiave, quando le difese avversarie calano d’intensità. Se sarà supportato da una buona condizione fisica e da un sistema che ne esalti gli strappi, Chiesa può tranquillamente ambire a essere il miglior marcatore azzurro.

Anche il dato realizzativo in Nazionale è promettente: 5 gol in 46 presenze, ma molti arrivati in sfide decisive. A differenza di Scamacca, Chiesa ha dimostrato una certa “clutch ability”, la capacità di segnare quando conta di più.

Mateo Retegui: il fattore outsider

L’attaccante oriundo nato in Argentina ma convocato dall’Italia grazie al passaporto materno ha esordito nel 2023 con due gol nelle prime due presenze. Mateo Retegui, oggi al Genoa, è un profilo particolare: fisico possente, gioco d’area e un’ottima percentuale realizzativa.

Il suo impatto immediato ha sorpreso anche i più scettici, e se dovesse continuare a segnare con regolarità in Serie A, potrebbe guadagnarsi un posto da titolare o da “super sub” nel 2026. Le sue caratteristiche lo rendono un’arma importante nei secondi tempi, contro difese affaticate.

A differenza di altri attaccanti italiani, Retegui ha uno stile più sudamericano: meno manovriero, più verticale e orientato al tiro. In un contesto in cui l’Italia potrebbe affrontare squadre fisicamente compatte, un attaccante con fiuto del gol puro può fare la differenzaGli altri nomi in corsa: Raspadori, Zaniolo, El Shaarawy

Oltre ai nomi principali, esistono altri profili che potrebbero inserirsi nel gruppo e nei radar dei marcatori, soprattutto in caso di esplosione nei club. Giacomo Raspadori, ad esempio, è un attaccante moderno, capace di giocare sia da punta centrale che da trequartista. Il suo impiego al Napoli, spesso intermittente, ha rallentato la sua crescita, ma il talento resta indiscusso.

Nicolò Zaniolo, reduce da una stagione altalenante all’Aston Villa, è un’incognita dal punto di vista tattico, ma resta un profilo esplosivo che può rientrare nei 23 convocati se ritrova continuità e disciplina tattica. Più defilato, ma non da escludere del tutto, Stephan El Shaarawy, oggi alla Roma, ha ritrovato spazio e minuti, con qualche rete pesante nelle coppe.

Il contributo dei centrocampisti: Barella, Frattesi e Pellegrini

Un tratto distintivo dell’Italia degli ultimi anni è la capacità dei centrocampisti di incidere sul tabellino. Nicolò Barella è il caso più evidente: titolare inamovibile dell’Inter e della Nazionale, ha segnato gol pesanti in Nations League ed Europei, pur non essendo un vero trequartista.

Davide Frattesi, nonostante il recente intervento, invece, si è distinto per la sua propensione all’inserimento. Nonostante il minutaggio ridotto, ha una media gol notevole: 4 reti in 13 presenze con l’Italia. Se utilizzato da mezzala “libera”, come già visto in alcuni match di qualificazione, potrebbe sorprendere nel computo dei marcatori.

Anche Lorenzo Pellegrini merita attenzione: rigorista occasionale e uomo d’ordine della Roma, ha tecnica e visione per colpire da fuori area o inserirsi in seconda battuta. I suoi numeri in Nazionale non sono altissimi, ma nei tornei internazionali spesso la differenza arriva da chi sa gestire le partite tese.

Tattica e sistema di gioco: cosa favorisce i marcatori?

Molto dipenderà dal modulo che verrà adottato. Un sistema 4-3-3 con esterni offensivi e un centravanti puro favorisce i profili alla Scamacca, Chiesa e Zaniolo. Un modulo più fluido, come il 4-2-3-1 o il 3-4-2-1, può invece aumentare il peso offensivo dei centrocampisti e dei trequartisti, lasciando più spazio all’inventiva e agli inserimenti.

È verosimile che il CT adotti un sistema ibrido, adattabile in base all’avversario. Questo potrebbe significare una rotazione tra attaccanti più statici e altri più dinamici. L’alternanza può portare a una distribuzione ampia dei gol, ma anche a un minor numero di reti individuali.

In tal senso, il confronto con le scelte di altri selezionatori può essere utile. Ad esempio, lo studio pubblicato su questo approfondimento dedicato alla rosa dell’Inghilterra per i Mondiali 2026 mostra come l’Inghilterra punti su un mix di giovani e veterani, bilanciando potenziale realizzativo e compattezza tattica. Un’ispirazione indiretta anche per il gruppo azzurro.

Dati e previsioni: chi può essere il miglior marcatore italiano?

Se dovessimo ipotizzare oggi una classifica finale dei marcatori italiani al Mondiale 2026, sulla base di forma attuale, potenziale tattico e statistiche, lo scenario più probabile includerebbe:

  1. Federico Chiesa – per esperienza nei tornei, capacità di segnare nei momenti chiave e centralità nel gioco.
  2. Gianluca Scamacca – per struttura fisica, miglioramento continuo e possibilità di essere titolare fisso.
  3. Mateo Retegui – outsider con istinto da goleador, utile anche a partita in corso.
  4. Davide Frattesi – centrocampista con numeri da attaccante, se trova spazio può sorprendere.

Molto dipenderà dalle condizioni fisiche e dai calendari stagionali. L’affaticamento da coppe europee, i turni ravvicinati nella prima fase a gironi e la gestione dei cambi saranno fattori chiave. Inoltre, la capacità di segnare su calcio piazzato — spesso decisiva in tornei brevi — potrà dare spazio anche a profili meno appariscenti.

Fonti dati

  • Transfermarkt
  • UEFA.com – Sezione Statistiche Nazionali
  • Opta Sports

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